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Tengono gli acquisti di ortofrutta nei primi dieci mesi ma la perdita di ottobre getta un’ombra sul bilancio di fine anno

By 18 Dicembre 2020No Comments

I dati dell’Osservatorio di Mercato di CSO Italy sulla base delle rilevazioni GFK, con riferimento ai primi 10 mesi del 2020, tracciano un andamento a due velocità dei consumi di ortofrutta delle famiglie italiane, in cui gli aumenti registrati durante il lockdown di marzo e aprile compensano i cali dei mesi successivi. Da inizio anno sono state acquistate circa 5 milioni di tonnellate di ortofrutta per il consumo fresco, l’1% in meno del totale gennaio-ottobre 2019, mentre la spesa generata è stata del +5%, grazie a prezzi medi superiori del 6% rispetto all’anno precedente.

Con riferimento al solo mese di ottobre, l’Osservatorio CSO evidenzia una contrazione del 10% degli acquisti di ortofrutta, per un totale di 407 mila tonnellate. In termini di valore si registra una perdita del 2%, malgrado un aumento del prezzo medio, fissato a 2,04 euro/kg, dell’8% sul 2019. La frutta è ancora una volta il macro-comparto più in difficoltà, con una flessione del 12% dei volumi anno su anno a fronte di una crescita del prezzo medio dell’11% (da 1,93 euro/kg a 2,15 euro/kg di quest’anno). Bene l’andamento dei prodotti di stagione come pere (+17%), clementine (+10%), arance (+3%), kiwi (+13%), mandarini (+40%) e frutta secca e a guscio, con castagne e marroni al +4%. In termini assoluti i più acquistati restano mele, in leggera sofferenza dopo mesi con trend positivi (-2%), uva da tavola (-1%) e banane (-5%).

Sempre a ottobre stesso copione per gli ortaggi, in contrazione del 7% sull’ottobre 2019 e con prezzi medi passati da 1,85 euro/kg a 1,93 euro/kg (+5%). Rispetto ai dieci ortaggi più acquistati dalle famiglie italiane, a fronte di un andamento positivo per patate (+1%), carote (+11%) e zucche (+13%), CSO Italy segnala un calo per pomodori (-21%), insalate (-5%), zucchine (-28%), cipolle (-5%), finocchi (-3%), peperoni (-17%) e melanzane (-18%).

Nell’analisi delle vendite per canali di approvvigionamento i supermercati, leader con il 39% delle quantità gestite, registrano un calo del 2%, così come le superette o piccole superfici (-2%) mentre gli iper si attestano a -3%. Crollo del 47% per i discount. Rispetto ai canali tradizionali, permane la forte situazione di stress, con il -21%, degli ambulanti e dei mercati rionali, mentre i fruttivendoli, dopo un buon andamento nel periodo del lockdown, ad ottobre segnano un -17%.

Per il comparto del biologico ad ottobre si nota un calo del 3% rispetto al 2019, con un aumento del prezzo medio dell’8%, portatosi a 2,34 euro/kg. In controtendenza le vendite degli ortofrutticoli a peso fisso/confezionati, che grazie alla crescita del 4% dei volumi, passano dal 23% al 27% in termini di quota del venduto sul totale dell’intera categoria.

“La compressione degli acquisti riguarda tutto il territorio nazionale così come l’aumento dei prezzi medi. I maggiori cali dei quantitativi si registrano al Sud, Sicilia compresa, con un -20%. Al Nord Ovest, invece, tale percentuale è del -9% mentre al Centro e Sardegna del -7%. Solo il Nord Est eguaglia i risultati del 2019”, sottolinea Elisa Macchi, direttore di CSO Italy, che aggiunge: “Anche osservando il dettaglio regionale, o per aggregati regionali, non sono presenti variazioni positive di volume da Nord a Sud, eccezion fatta per la Toscana”.
Analizzando il mercato in base al comportamento dei responsabili acquisti, l’Osservatorio di Mercato riferisce di un andamento negativo per tutte le fasce d’età: “Unico dato positivo riguarda le famiglie monocomponente che, unica realtà italiana, segnano una lievissima crescita dei volumi (+1%), oltre ad essere coloro che mediamente hanno acquistato ad un prezzo medio più elevato (+9%)”, commenta Daria Lodi di CSO Italy.

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