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Affrontare la crisi della pera aprendo nuovi mercati

By 30 Novembre 2019 No Comments

CSO Italy in prima linea. Più vicina l’apertura della Cina
La seconda giornata del World Pear Forum 2019, in corso nell’ambito di Futurpera 2019, è stata dedicata alle “Prospettive commerciali e nuove opportunità di mercato”.
CSO Italy, in qualità di organizzatore del Convegno, ha portato all’attenzione del pubblico in sala tre interessanti spunti di riflessione: il primo rispetto all’andamento della campagna pericola, il secondo relativo alla percezione del frutto da parte del consumatore e infine ha messo l’attenzione sulle possibili sfide e opportunità nei mercati terzi, con un interessante focus sulla Cina.
Proprio il ‘tema Cina’ ha destato maggior curiosità in platea, grazie alla notizia di questi giorni relativa alla richiesta di visita ispettiva da parte delle autorità cinesi durante la raccolta.
“Questa visita rappresenta un ulteriore tassello indispensabile nella fase di negoziazione che ci fa concretamente sperare in una conclusione del protocollo in tempi ragionevoli – afferma Simona Rubbi responsabile relazioni internazionali – La necessità di esportare in mercati terzi e uscire da una Europa ormai satura di prodotto è una priorità. Ad oggi l’Italia è prevalentemente concentrata sul mercato intra-europeo, basti pensare che appena l’8% dei volumi di export di pere valica i confini dell’UE. Prima dell’embargo russo, i nostri due principali competitors – Belgio ed Olanda – esportavano nel mercato russo gran parte delle loro produzioni; oggi sul mercato europeo si stima che abbiamo circa 220mila tonnellate di pere in più. Una situazione non più sostenibile che come CSO Italy stiamo affrontando cercando di aprire nuove opportunità ai produttori- continua Simona Rubbi – Ad oggi stiamo lavorando su diversi Paesi come il Messico (dove stiamo portando avanti un dossier congiunto di mele e pere), il Sud Africa, gli Stati Uniti, Taiwan (attualmente precluso alle pere europee), Vietnam e, appunto, Cina come dossier di punta”.

Una buona notizia in un’annata che sarà ricordata come la più tragica degli ultimi anni per il comparto pericolo. “Per la stagione 2019/20 – ha spiegato Laura Stocchi dell’Ufficio Statistica di CSO Italy – si parla di 360mila tonnellate di pere, quantitativi rivisti in ulteriore ribasso rispetto alle stime iniziali, a causa dell’invasione della cimice asiatica e della maculatura bruna. Un risultato pesante, che rappresenta un calo del 50% sia rispetto al 2018 sia rispetto alla media del quinquennio 2013-2018 quando si raggiungevano annualmente le 730mila tonnellate. La scarsità produttiva dell’annata in corso si riflette dunque sull’andamento del destoccaggio in magazzino e, dunque, sui livelli di giacenza del prodotto che, facendo una media comprensiva di tutte le varietà, al primo novembre scorso avevano toccato livelli tradizionalmente raggiunti a febbraio, in un’annata normale. A fronte di un’offerta inferiore si sta registrando una domanda sostenuta del prodotto”.

Circa la profilazione del consumatore target di pere è stato confermato nel convegno che essa è ormai nota, non si hanno però indicazioni in merito alle ragioni che sottendono l’atto di acquisto, sia per i consumatori abituali sia per quelli occasionali. “Nell’ottica di una ripresa produttiva tale per cui l’Italia torni sul gradino più alto del podio dei produttori di pere in Europa, è opportuno riconoscere i punti di forza e i valori sui cui puntare. Per questo motivo – ha dichiarato il direttore del CSO Italy Elisa Macchi – abbiamo condotto insieme al team di ricerca dell’Università di Torino, guidato dal professor Stefano Massaglia, una ricerca volta ad indagare come vengono percepite al consumo le pere. Si tratta solo della fase pilota di uno studio che durerà diversi anni e che speriamo ci porti ad individuare un set di possibili driver di acquisto da mettere a disposizione dei produttori e su cui fare leva per incentivare e sostenere la domanda”.

Tutte le presentazioni del World Pear Forum 2019 sono disponibili in questa pagina.