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Le sfide della pericoltura e quelle dell’ortofrutta hanno un denominatore comune: potenziare la ricerca

By 28 Novembre 2020 No Comments

A un anno di distanza dalla terza edizione di Futurpera e poco meno di 12 mesi dal prossimo Salone, in programma dal 2 al 4 dicembre 2021, nel bel mezzo del ‘biennio nero’ della pericoltura italiana, il settore si è dato appuntamento online oggi, con la regia di CSO Italy e del suo presidente Paolo Bruni, per fare una sintesi dei problemi e affilare le armi per il rilancio. Il messaggio che è arrivato alle centinaia di partecipanti in collegamento da remoto è chiaro: la filiera non ci sta a soccombere di fronte alla serie di avversità che l’affliggono e riconosce nella ricerca il punto da cui partire per risolvere le maggiori criticità in termini di competitività in campo e di accesso al mercato.

Il congresso online “Un anno da Futurpera, problematiche e prospettive”, organizzato da Futurpera, Ferrara Fiere Congressi, OI Pera e CSO Italy con il supporto del Comune di Ferrara insieme a Opera, Origine Group, Banca di Credito Cooperativo di Ravenna Forlì e Imola, BPER Banca, Federchimica-Agrofarma, è stato un successo non solo di partecipazione ma anche in termini di soluzioni offerte al settore.

Dopo i saluti di Andrea Moretti, presidente di Ferrara Fiere e Congressi, e del sindaco di Ferrara Alan Fabbri, l’intervento introduttivo del direttore del CSO Italy Elisa Macchi ha messo a fuoco l’entità dei problemi. Dopo un 2019 disastroso, con quantitativi di appena 363 mila tonnellate causa fattori diversi, in primis la cimice asiatica, l’ultima campagna è stata condizionata dalla diffusione del fungo della maculatura bruna in importanti bacini produttivi dell’Emilia-Romagna, in particolare per la varietà Abate. La produzione nazionale è scesa a 610 mila tonnellate con una perdita del 16% sulla media degli ultimi anni, mentre in Emilia Romagna da una media di 500 mila tonnellate il 2020 si è attestata  al di sotto delle  400 mila. “I produttori speravano in questa annata di risollevarsi dalle difficoltà dell’anno precedente, chiuso con un disavanzo di 8.600 euro/ha. Le ulteriori perdite economiche, pari a 6.200 euro/ha, rappresentano quasi un colpo di grazia”, ha commentato Macchi.

Una conseguenza di questa drammatica situazione è anche che in Europa la pericoltura italiana è scesa in due anni dal 35 al 28% della produzione totale a vantaggio dei principali competitor che sono il Belgio e l’Olanda.

Per reagire bisogna partire da una “ricerca organizzata e orientata verso progetti specifici e mirati per non disperdere inutilmente le risorse”, come ha affermato il presidente della OI Pera Gianni Amidei. Con il coordinamento proprio di OI Pera sono state infatti intraprese diverse ricerche, co-finanziate dalla Regione Emilia-Romagna e dagli stessi soci dell’OI, e gestite da CPRV e Agri 2000. Le prime risposte dovrebbero arrivare nel 2021. “Nell’attesa è necessario implementare forme di aiuto a tutti gli agricoltori che per due anni consecutivi non hanno realizzato reddito”, ha sottolineato Amidei.

E il tema della ricerca non si deve limitare agli aspetti fitosanitari, puntualizzati da Alvaro Crociani, direttore di CRPV. Per Ugo Palara, coordinatore tecnico dell’OI, “la disaffezione al consumo, con un calo della domanda del 12% negli ultimi due anni, rende prioritario il tema del miglioramento genetico-varietale, anche attraverso le NBT – New Breeding Techniques”. Secondo il tecnico non bisogna tuttavia dimenticare il grande tema degli impianti, individuando alternative più performanti rispetto ai modelli ad alta intensità di piantagione tipici del Nord Europa, né gli aspetti legati alla cosiddetta agricoltura 2.0 e alla ricerca post-raccolta.

Intervento di rilievo quello di Paolo De Castro, primo vice-presidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale al Parlamento UE, che ha sottolineato le difficoltà legate all’assenza di principi attivi di nuova generazione destinati all’ortofrutticoltura in sostituzione a quelli proibiti e la necessità di dare risposte concrete ai produttori: “Come Commissione Agricoltura abbiamo chiesto al Commissario UE un’analisi di impatto puntuale riguardo alle proposte avanzate nell’ambito del Green Deal e della Farm to Fork così da poter dare risposte coerenti con gli obiettivi di sostenibilità senza venir meno agli interessi dei produttori. Mi riferisco alla possibilità di utilizzo di nuovi principi attivi e di implementare la ricerca genetica anche intra-specie”.

“Quello della ricerca è un tema gigantesco – ha detto De Castro -; è il tema. Ma la produzione non deve dimenticare l’obiettivo di organizzarsi meglio, di aggregarsi per essere più competitiva”.

Un intervento apprezzato dal presidente di Federchimica-Agrofarma Alberto Ancora, che ha sollecitato la necessità di definire un contesto normativo chiaro e stabile così da eliminare il rischio per l’Europa di perdere competitività a causa dei minori investimenti delle multinazionali, sempre più orientate verso Paesi in grado di garantire loro una maggior tutela. In tal senso Ancora ha precisato: “Condivido il concetto generale su cui si basa la strategia della F2F ma non ne possiamo sostenere gli obiettivi visto l’attuale contesto italiano. Ora è il momento di spingere sull’innovazione e non guardare solo al bio come forma di sviluppo sostenibile”.

Insomma, se non c’è disponibilità economica, se le aziende non ce la fanno, non si va da nessuna parte. Sulla stessa linea anche il presidente di Confagricoltura ER Albano Bergami, che da frutticoltore ha rimarcato l’urgenza e la necessità della ricerca genetica oltre che dell’uso di nuovi principi attivi per combattere le minacce costanti legate al cambiamento climatico e ai nuovi parassiti.  L’appello di Stefano Calderoni, presidente di FuturPera, a dare seguito all’impegno del governo distribuendo risorse ad hoc, ad oggi non ancora arrivate, è stato recepito dall’assessore all’Agricoltura dell’Emilia-Romagna Alessio Mammi, che ha anticipato lo sblocco di tali finanziamenti: 42 milioni di euro in arrivo entro l’anno, 11 milioni nel 2021 con la Regione disposta ad anticipare finanziamenti per ulteriori 31 milioni di euro sempre nel 2021.

Sono intervenuti al congresso anche il senatore Mino Taricco, della Commissione Agricoltura del Senato, che ha confermato la centralità della ricerca genetica ma anche di “un grande gioco di squadra nella filiera”, e l’on. Guglielmo Golinelli, della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, che ha sottolineato la priorità da dare alla sostenibilità economica, alla semplificazione burocratica, a una chiara programmazione economica per il settore, riconoscendo anche lui alla fine l’importanza determinante della ricerca genetica che uscire dalle contrapposizioni sui principi attivi.

Il congresso ha segnato il battesimo pubblico del direttore Felice Assenza come capo dipartimento dell’Ispettorato Repressione Frodi del MIPAAF (ha sintetizzato quello che sarà il suo impegno per garantire la trasparenza del mercato, per contrastare le pratiche sleali e tutelare il made in Italy), mentre il capo dipartimento delle Politiche internazionali del MIPAAF, Giuseppe Blasi, delegato anche a coordinare il Tavolo Ortofrutticolo Nazionale ha messo in guardia il settore: il nuovo indirizzo generale della politica UE non va assolutamente preso sottogamba perché potrebbe condizionare fortemente l’elargizione dei finanziamenti europei. C’è un modo per evitare forti delusioni: arrivare a tutti in costi ad un accordo sulle regole in maniera organizzata e condivisa.

In foto: da sinistra Andrea Moretti (Presidente Ferrara Fiere), Paolo Bruni (Presidente CSO Italy) Stefano Calderoni (Presidente Futurpera), Gianni Amidei (Presidente OI Pera) 

Tutti i materiali dell’evento sono disponibili a questa pagina.

CSO Italy Centro Servizi Ortofrutticoli