FOCUS
SUL PRODOTTO
La
pera è un prodotto che può essere definito merceologicamente maturo,
con una gamma varietale consolidata e stabile da anni che si concentra su circa
una decina di cultivar.
Il prodotto vanta molte similitudini con le mele: è
facilmente stoccabile ed è presente sui mercati 12 mesi l'anno.
In Italia
è particolarmente apprezzato dai consumatori, con un indice di penetrazione
che supera il 90%, ma la propensione all'acquisto di pere è in calo. I
forti consumatori di pere rimangono nella fascia di età che va dai 50 anni
in su.
I limiti del prodotto, secondo le indagini svolte sul consumatore, sono
spesso imputabili alla difficoltà d'uso: necessita di sbucciatura, sporca
le mani ed è difficile trovarlo pronto al consumo.
La pera è
infatti uno dei frutti più delicati da gestire sia in magazzino che sui
punti vendita. Ha una buccia sottile che, con le manipolazioni, si può
facilmente segnare, deprezzando irrimediabilmente il prodotto.
Ma a fronte
di questi punti di debolezza si annoverano numerosi punti di forza, spesso non
valorizzati appieno.
Innanzitutto la pera, forse più di ogni altro frutto,
ha uno straordinario appeal gastronomico.
E' ottima oltre che fresca anche
trasformata in numerose ricette della tradizione culinaria italiana: dal succo
al ripieno per paste farcite, all'immancabile e rinomatissimo accostamento con
il formaggio.
La golosità gastronomica si associa a requisiti nutrizionali
che rendono la pera un frutto "salutista" per eccellenza.
In America
la pera è stata inserita al primo posto tra i frutti ricchi di fibra (Dietary
Guidline for americans), una proprietà impareggiabile per chi vuole mantenersi
in forma. Le fibre hanno una funzione regolatrice per l'intestino, limitano l'assorbimento
delle calorie e aiutano a dimagrire, inoltre apportano benefici al cuore, al sistema
digestivo e ai livelli di colesterolo.
Le pere, inoltre, sono ricche di zuccheri
semplici, ad alto potere dolcificante; sono ottime quindi per le diete ipocaloriche
e anche per i diabetici (un frutto di dimensioni medie, circa 160 grammi, contiene
meno di 100 calorie).
Grazie anche al contenuto di potassio, circa 210 mg in
un frutto di media dimensione, la pera è ideale per chi compie sforzi prolungati
e ripetuti.
La presenza di vitamina C e di acido folico rende la pera un frutto
ad azione antiossidante, ad elevata azione antiradicali liberi.
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EVOLUZIONE
DELL'OFFERTA
Produzione mondiale
Secondo
i dati forniti dalla FAO, la produzione mondiale di pere è in continua
crescita e nel 2004 ha raggiunto 17,9 milioni di tonnellate. E' soprattutto la
Cina a dare un notevole impulso all'aumento dell'offerta globale, avendo superato
i 10 milioni di tonnellate, circa il 57% dell'intera produzione mondiale.
L'enormità
dell'offerta cinese è destinata in larga misura al mercato interno, ma
le esportazioni, che fino al 1999 oscillavano intorno alle 100.000 tonnellate,
hanno subito negli ultimi anni un'improvvisa impennata, raggiungendo nella campagna
2004/2005 le 350.000 tonnellate. Le principali destinazioni della merce cinese
sono Indonesia, Russia e Hong Kong.
Paesi produttori
e paesi esportatori
Geograficamente le aree a maggior concentrazione
produttiva al mondo sono tre: Oriente, con la Cina primo produttore al mondo,
Europa e bacino del Mediterraneo, con l'Italia al secondo posto tra i paesi produttori
al mondo e le Americhe, con gli USA al terzo posto nella graduatoria internazionale.
Il
ruolo che ciascun paese gioca sul piano produttivo, non necessariamente si riflette
a livello di commercio mondiale. Paesi quali Argentina, Cile, e Sud Africa, ad
esempio, destinano all'esportazione la quasi totalità delle loro produzioni,
diventando così giganti nel mercato mondiale, nonostante i modesti livelli
produttivi.
A livello globale gli scambi sono superiori a 1,5 milioni di tonnellate,
con una tendenza al progressivo aumento.
Nel 2004 il 18% delle spedizioni sono
state effettuate dall'Argentina, il 17% dalla Cina, il 13% dal Belgio, il 12%
dall'Olanda, il 10% dagli USA, l'8% dal Sud Africa, il 7% dal Cile e il restante
16% da vari altri paesi, soprattutto europei. Solo cinque anni prima, nel 1999,
la Cina era al 7%, mentre percentuali non molto diverse erano detenute da Belgio,
Olanda, Argentina, USA e Sud Africa, paesi che hanno quindi mantenuto e rafforzato
le loro posizioni sul mercato mondiale. Il Cile invece, dal precedente 10% del
commercio globale, è sceso al 7% del 2004, perdendo qualche posizione.
(Fonte: USDA)
Le maggiori perdite in termini di quote del mercato mondiale
hanno interessato, in definitiva, alcuni paesi produttori dell'Europa occidentale,
tra cui figura l'Italia.
Pericoltura europea -
Il quadro generale
La produzione di pere nella vecchia Europa si
colloca, da circa un decennio, intorno a 2,4 milioni di tonnellate. Dall'Italia
proviene attualmente oltre il 35 % della produzione totale, il 25% circa è
prodotto in Spagna e percentuali che si aggirano sull' 8-9 % sono attribuibili
all'Olanda e al Belgio. La Francia, la cui produzione fino al 1996 superava le
300.000 tonnellate, nell'ultimo decennio si colloca sulle 240.000 tonnellate.
La rappresentatività dei singoli paesi si è modificata recentemente
a favore di Olanda e Belgio, entrambe salite dal 2004 nettamente al di sopra delle
200.000 tonnellate. In questi paesi si è fatta la scelta di ridimensionare
la melicoltura a favore della pericoltura, per cui oggi, insieme, rappresentano
quasi il 20% della coltura in Europa, contro il 15% dei primi anni 2000.
Nella
composizione della specie spicca, a livello comunitario, la Conference, la cui
produzione è è rimasta inferiore alle 600.000 tonnellate fino al
2001, fino a portarsi alle attuali 760.000 tonnellate, oltre il 30 % del totale
delle pere prodotte nella UE. La William B.C., diffusa prevalentemente in Italia
e Francia, si mantiene tendenzialmente stabile, al di sopra delle 300.000 tonnellate.
In ordine di importanza si colloca al terzo posto l'Abate Fetel, con una produzione
che sfiora le 300.000 tonnellate, in aumento, in termini relativi, rispetto ai
primi anni 2000. Questa varietà è diffusa praticamente solo in Italia.
Segue la Blanquilla spagnola, fino al 2001 costantemente sopra le 200.000 tonnellate,
ma scesa recentemente sulle 150.000 tonnellate. In netto declino appaiono varietà
come Guyot-Limonera, a poco più di 100.000 tonnellate. Altra varietà
in via di ridimensionamento o meglio di estinzione, nonostante le eccellenti proprietà
gustative, è la Decana del Comizio, presente in Italia, Francia, Olanda
e Belgio, il cui declino è partito dal 1997: recentemente fatica a superare
le 100.000 tonnellate.
E' interessante sottolineare le differenze, tra i maggiori
paesi produttori, nel calendario di commercializzazione, determinato soprattutto
dalla diversa gamma varietale. In Spagna, dove prevalgono varietà estive,
oltre il 50% del prodotto viene avviato al mercato nei mesi di luglio e agosto.
In Francia, invece, dove è maggiore l'incidenza di varietà più
tardive, si commercializzano quote elevate di prodotto in agosto-settembre e leggermente
inferiori in ottobre. Un discorso a parte merita l'Italia, ove la netta dominanza
delle varietà autunnali comporta un calendario di commercializzazione maggiormente
concentrato in settembre, ottobre e dicembre, con una discreta distribuzione anche
nei rimanenti mesi dell'anno, fatta eccezione per maggio e giugno. La diversa
struttura dell'offerta presente nei vari paesi produttori incide inevitabilmente
anche sulle diverse politiche di esportazione, basate prevalentemente su cultivar
a maturazione precoce in Spagna e Francia e ovviamente su cultivar autunnali in
Italia. Nei prossimi anni saranno determinanti gli effetti che sull'intero settore
produrrà la forte crescita dell'offerta di Conference in diversi paesi
europei, quali Olanda, Belgio e Spagna.
La pericoltura
in Italia
Nei primi anni 80, segnati da una grave crisi della pericoltura,
la produzione nazionale ammontava a circa 1.200.000 tonnellate, pari al 37% del
totale europeo. L'avvio della ripresa, nella seconda metà degli anni '80,
vide invece la produzione italiana attestarsi attorno alle 900.000 tonnellate
annue, con un'incidenza sul complesso europeo non dissimile da quella del periodo
precedente nel quale si era innescata la crisi di carattere strutturale. A metà
degli anni '90 la produzione era salita nuovamente a 1.000.000 di tonnellate e
la quota italiana sul totale della produzione europea aveva superato il 40%; il
ruolo determinante del mercato interno, caratterizzato da consumi tendenzialmente
stagnanti e la scarsa capacità di sviluppo delle esportazioni, hanno però
riportato recentemente le produzioni italiane intorno alle 850.000 tonnellate.
E'
una specie che si va sempre più concentrando su poche varietà di
pregio, in particolare di Abate Fetel.
Questa varietà domina infatti
incontrastata il panorama varietale della specie: nell'ultimo quinquennio la cultivar
oscilla tra 250.000 e 300.000 tonnellate, con un'incidenza salita nettamente sopra
il 30 % del totale.
Anche la William mantiene bene le sue posizioni, essendo
ferma da quasi un decennio su circa 180.000 tonnellate. Appare invece in difficoltà
la Conference, recentemente non più in grado di raggiungere le 150.000
tonnellate.
In fase di abbandono si ritrovano poi la Decana del Comizio e la
Passacrassana, scese rispettivamente a 50.000 e 10.000 tonnellate. Un discorso
a parte merita la Kaiser che, dopo aver subito per un lungo periodo un processo
di ridimensionamento degli impianti, appare oggi mantenere saldamente un livello
produttivo intorno alle 60.000 tonnellate.
L'Italia che in passato era considerata
il più importante paese al mondo per la pericoltura si ritrova così
arroccata a difendere soprattutto i suoi quantitativi di Abate, facendo peraltro
attenzione a non eccedere nell'offerta.
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EXPORT
L'export italiano di pere
Nella campagna
2005/06 la quota di pere italiane destinata all'esportazione è salita al
17% del totale della produzione, contro una media del 15% del periodo 2000-2004.
Le
esportazioni di pere in quest'ultima campagna, pari a circa 154.000 tonnellate,
rappresentano infatti il livello massimo degli ultimi anni, registrando una variazione
positiva del +17% sia rispetto all'anno precedente sia sulla media del periodo
2000-2004.
Il prezzo medio di esportazione, pari a 0,86 euro/kg, si è
mantenuto pressoché costante rispetto a quelli dell'ultimo biennio.
Il
valore delle esportazioni, con quasi 133 milioni di euro, registra un aumento
del 19% rispetto al 2004/05 e un +20% se confrontato con la media del quinquennio
2000-2004.
Le destinazioni dell'export
Il
prodotto italiano viene spedito quasi interamente in ambito europeo.
Nell'ultima
campagna di commercializzazione il 93% delle esportazioni è stato avviato
in Unione Europea (25), dove spicca la Germania quale principale mercato di riferimento,
che ha assorbito il 49% del totale, seguita da Francia (18%) e a distanza da Regno
Unito (8%), Austria (5%) e Grecia (3%).
Piccole quote di prodotto vengono destinate
verso i paesi dell'Europa extra Ue, in particolare verso Russia, Svizzera e paesi
dell'est come Croazia e Albania.
L'aumento delle esportazioni registrato nella
campagna 2005/06 ha interessato tutti i principali mercati di sbocco.
Andamento
mensile: quantità e prezzi
Generalmente le esportazioni di
pere italiane sono concentrate nei mesi da settembre a dicembre e in misura minore
in gennaio e febbraio: da settembre a dicembre in genere si esaurisce circa il
55/56% delle nostre esportazioni ed aggiungendo i due mesi successivi si arriva
al 75%.
L'ultima campagna di commercializzazione è partita un po' in
ritardo, con quantitativi inferiori alla media nel mese di agosto e prossimi ai
valori minimi nel mese di settembre.
Da ottobre fino al termine della campagna
i flussi hanno invece superato nettamente quelli degli anni precedenti, con esportazioni
significative fino al mese di aprile.
L'andamento dei prezzi medi mensili ha
messo in evidenza una partenza non molto vivace nel mese di settembre con quotazioni
pari a 0.73 euro/kg, livello tra i più bassi degli ultimi anni; da ottobre
si è invece registrato un miglioramento, con quotazioni in salita fino
al mese di gennaio (0.94 euro/kg) e molto prossime alla media delle quattro campagne
precedenti, (escludendo quindi nel confronto la stagione 2000/01 contrassegnata
da quotazioni modestissime).
Nel mese di febbraio i prezzi sono scesi su 0.91
euro/kg, livello che si colloca solo al di sopra di quelli delle campagne 2000/01
e 2002/03, per diminuire ulteriormente fino ad aprile su 0.87 euro/kg.
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CONSUMI
DI PERE IN ITALIA
L'export italiano di Il mercato
al dettaglio in Italia - Aggiornamento alla campagna 2005/06
In
base ai dati IHA, nell'ultima campagna di commercializzazione, quella che va da
luglio 2005 a giugno 2006, le famiglie italiane hanno acquistato circa 392.000
tonnellate di pere, per una spesa complessiva di 542 milioni di euro.
In termini
di quantità si registra rispetto alla precedente campagna una contrazione
del 4% e se il confronto viene calcolato rispetto all'annata 2000/01, ultimo anno
di tenuta dei consumi, la flessione sale al 14% come risultato di progressive
contrazioni annuali.
In termini di spesa le dinamiche sono diverse. Gli incrementi
del prezzo al dettaglio che hanno caratterizzato il mercato fino all'annata 2003/04,
salendo da 1.25 euro/kg nel 2000/01 a 1.53 euro/kg (+22%), hanno comportato un
incremento della spesa complessiva che è salita da 568 milioni di euro
della stagione 2000/01 ad un valore medio di circa 630 milioni di euro nelle tre
annate successive.
Nelle ultime due stagioni il prezzo medio al dettaglio è
diminuito, fino a raggiungere 1.38 euro/kg nell'ultima campagna.
La spesa sostenuta
dalle famiglie italiane per l'acquisto di pere è quindi in diminuzione
da due anni.
Anche se il quadro tracciato appare tutt'altro che confortante,
per le pere di origine nazionale la situazione non è da considerarsi così
negativamente.
Analizzando infatti la distribuzione temporale degli acquisti
di pere si può notare come la riduzione più significativa dei consumi
sia stata registrata nel trimestre luglio-settembre, pari al 15% in meno rispetto
all'anno precedente e al -28% rispetto allo stesso trimestre del 2000/01.
Nel
semestre da ottobre 2005 a marzo 2006 quando prevale sui mercati la presenza del
prodotto di origine italiane, l'acquisto di pere è diminuito solo del 2%,
evidenziando peraltro segni negativi piuttosto evidenti solo nel mese di ottobre.
La
penetrazione del prodotto sul mercato
Nella campagna 2005/06 la
penetrazione del prodotto sul mercato al dettaglio è tornata sui livelli
medi, dopo la riduzione registrata l'anno precedente.
L'indice di penetrazione
infatti, vale a dire la percentuale di famiglie che ha acquistato il prodotto
almeno una volta nel corso dell'anno, è infatti ritornata sul 92,3%, in
linea con gli anni precedenti, dopo la diminuzione nel 2004/05, quando si era
fermata sull'88,3%.
E' sceso al contrario l'acquisto medio per famiglia acquirente,
che da oltre 21 kg annui dell'anno precedente e i quasi 24 kg dei primi anni duemila,
non raggiunge ora i 20 kg annui.
La distribuzione
degli acquisti per aree geografica
Le pere sono un prodotto acquistato
prevalentemente al Sud e nelle Isole, anche se la netta tendenza di questa area
alla progressiva riduzione ha portato la quota di acquisto spettante a questa
zona da circa il 44% del 2000/01 all'attuale 39%. Nelle aree meridionali il 95/96%
delle famiglie acquista pere, quota più elevata di quelle relative alle
altre aree di Italia. Anche il consumo medio per famiglia, pur in evidente riduzione,
supera quello delle altre aree, 22.7 kg annui nell'ultima campagna.
Il Nord
Ovest assorbe mediamente il 25% dei quantitativi immessi sul mercato nazionale,
dimostrando però un certo rallentamento nell'acquisto di pere negli ultimi
tre anni. L'indice di penetrazione ha raggiunto il suo valore massimo proprio
nel 2005/06, pari al 93.4%, ma in questo caso l'acquisto medio per famiglia scende
sui livelli minimi di circa 16 kg annui.
In tendenziale crescita gli acquisti
di pere nel Nord est del paese: rispetto allo scorso anno diminuisce l'acquisto
medio per famiglia (20.7 kg annui) ma aumenta l'indice di penetrazione (88%).
Sostanzialmente costanti o in lieve diminuzione gli acquisti nel centro del paese.
La
distribuzione degli acquisti per canale commerciale
Nel 2005/06
ambulanti e mercati rionali rimangono il principale canale in termini di quantità
vendute, ma la forte contrazione della quota di mercato spettante a questa forma
distributiva e il contemporaneo rafforzamento dei supermercati hanno quasi annullato
la forbice esistente fra questi due canali.
I supermercati si collocano ora
al 31% del totale in termini di quantità vendute e gli ambulanti e i mercati
rionali al 32%.
Insieme ai supermercati vedono rafforzare la propria quota
di mercato anche gli ipermercati, saliti al 9% del totale.
Il dettaglio specializzato,
canale comunemente indicato come "fruttivendoli" confermano il 19% dello
scorso anno.
La rappresentatività di ciascuna fonte d'acquisto calcolata
in rapporto al valore muta per supermercati e commercio ambulante. In questo caso
infatti i supermercati, con una quota pari al 34% del totale, superano significativamente
gli ambulanti, che invece si fermano al 30%.
Nella campagna 2005/06 la Distribuzione
Moderna, intesa come Ipermercati, Supermercati, Discount e superettes è
arrivata a raggiungere il 46% in quantità e il 48% in valore del mercato
delle pere, contro rispettivamente il 37% e 42% dell'annata 2000/01.
I livelli
di prezzo praticati dalle diverse forme distributive sono notevolmente diversi,
anche se in questo caso è bene sottolineare che dai dati IHA non è
possibile tratte indicazioni sulla qualità del prodotto: i supermercati
continuano ad essere il canale più caro; ipermercati e negozi specializzati
nelle ultime campagne hanno praticato un prezzo molto vicino a quello medio, mentre
discount e mercati ambulanti si collocano nella parte più bassa della forbice
di prezzo.
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Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n.266 del 12-11-99
Art.1 L'Indicazione
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Il 7 maggio 2002 a Ferrara, nasce il Consorzio di Tutela e Valorizzazione della
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