Va
rilevato che , secondo dati Istat dal 1993 al 2003 c'è stata una forte
riduzione del numero di occupati in agricoltura sia dipendenti che autonomi.
In Emilia Romagna, ad esempio, il calo nel decennio è stato complessivamente
del 30% contro un - 13% del Veneto.
Il numero di extracomunitari impiegati in agricoltura ha raggiunto, in Italia,
le 104.968 unità nel 2004 con un incremento del 13% negli ultimi 4 anni.
Nel caso dell'Emilia Romagna l'incremento di impiego della manodopera extracomunitaria
ha raggiunto, in quattro anni , il +20% . Il fattore lavoro è chiaramente
un elemento decisivo per la competitività del nostro sistema frutticolo
nazionale. Esso rappresenta circa il 50% dei costi complessivamente sostenuti
per la produzione. In termini di competitività va rilevato inoltre che
in Spagna il costo del lavoro è inferiore del 20% rispetto a quello italiano.
Considerando fermo il salario netto del lavoratore, pena una ulteriore fuoriuscita
verso il settore manifatturiero e dei servizi, si è ipotizzata la riduzione
del costo aziendale attraverso la contrazione del cuneo contributivo.
Il quadro scaturito dalle ipotesi della ricerca evidenzia uno stato di fatto
in cui gli oneri contributivi a carico dell'azienda incidono sul costo totale
del lavoro per un 24/30% ed a carico del lavoratore per un 6/8%.
L'analisi delle possibili contrazioni ha simulato gli scenari conseguenti a
una riduzione del 5% e del 10% del costo orario della manodopera.
Le simulazioni, che hanno considerato le diverse tipologie aziendali, le principali
specie frutticole hanno portato, nell'ipotesi di una riduzione del 5%, ad un
abbassamento del costo per kg di prodotto di 0,9/2,4 centesimi di euro.
Considerando un magazzino che lavora un milione di quintali di frutta, 1 centesimo
in meno al kg, corrisponde ad un milione di euro in meno nei costi di produzione.Il
problema è quello di individuare dove andare a ridurre e lo studio avanza
alcune ipotesi, in particolare quella della riduzione dei contributi Inail.
Il Cavalier Paolo Bruni, Presidente di CSO, sottolinea il fatto che per risolvere
la crisi strutturale che si è abbattuta sulla frutticoltura italiana
negli ultimi anni la leva della diminuzione del costo del lavoro è una
leva importante ma ad effetto limitato se non accompagnata dal controllo di
altri aspetti più volte evidenziati sui tavoli di discussione quest'anno:
dalla programmazione della produzione sia nazionale che europea, ad una valorizzazione
dell'offerta attuata in forme organizzate e strutturate, ad una maggiore concentrazione
delle strutture produttive.
Maurizio Gardini (Conserve Italia) con un intervento fatto a nome delle Centrali
Cooperative e delle Organizzazioni professionali Agricole dell'Emilia Romagna,
rimarca l'esigenza imprescindibile di giungere ad una compressione dei costi
di produzione affermando che la riduzione ipotizzata del 5% è troppo
limitata , meglio l'ipotesi del 10%.
"Occorre - continua Gardini - che l'agroalimentare pretenda qualcosa di
più dalle istituzioni rispetto agli altri settori, a sostegno, non solo
del comparto produttivo in quanto tale, ma della sicurezza alimentare e ambientale
che la sua efficienza comporta".
Gli interventi di Cisl e Flai CGL mettono in evidenza la necessità trovare
una soluzione metodologica per avere un equo riparto nella filiera del prezzo
finale dell'ortofrutta.
L'Assessore Rabboni conclude avanzando l'ipotesi di un percorso di coesione
e condivisione tra le parti per giungere a soluzioni innovative e ridare competitività
al settore riportando l'agroalimentare al centro delle politiche di sviluppo
dell'Emilia Romagna.
Il
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citando la fonte: CSO - www.csoservizi.com
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