Manodopera in frutticoltura: uno studio del CSO analizza l'ipotesi di riduzione del cuneo fiscale per rendere più competitiva l’ortofrutta italiana
23-03-2006 - Lo studio, realizzato dall'equipe del Prof Carlo Pirazzoli del Dipartimento di Economia e Ingegneria Agraria, è stato presentato il 20 marzo scorso ad una Tavola Rotonda organizzata da CSO e Regione Emilia Romagna, cui hanno preso parte tutte le componenti agricole coinvolte nella filiera ortofrutta.
La ricerca oggetto di dibattito analizza il fattore manodopera in frutticoltura mettendone a fuoco tutti gli aspetti quantitativi e qualitativi, a confronto anche con altre realtà europee.
L'analisi ipotizza la riduzione del cuneo fiscale e retributivo valutandone le conseguenze in termini di recupero dei costi a parità di salario percepito dai lavoratori. (cat.News flash)

Va rilevato che , secondo dati Istat dal 1993 al 2003 c'è stata una forte riduzione del numero di occupati in agricoltura sia dipendenti che autonomi. In Emilia Romagna, ad esempio, il calo nel decennio è stato complessivamente del 30% contro un - 13% del Veneto.
Il numero di extracomunitari impiegati in agricoltura ha raggiunto, in Italia, le 104.968 unità nel 2004 con un incremento del 13% negli ultimi 4 anni. Nel caso dell'Emilia Romagna l'incremento di impiego della manodopera extracomunitaria ha raggiunto, in quattro anni , il +20% . Il fattore lavoro è chiaramente un elemento decisivo per la competitività del nostro sistema frutticolo nazionale. Esso rappresenta circa il 50% dei costi complessivamente sostenuti per la produzione. In termini di competitività va rilevato inoltre che in Spagna il costo del lavoro è inferiore del 20% rispetto a quello italiano.
Considerando fermo il salario netto del lavoratore, pena una ulteriore fuoriuscita verso il settore manifatturiero e dei servizi, si è ipotizzata la riduzione del costo aziendale attraverso la contrazione del cuneo contributivo.
Il quadro scaturito dalle ipotesi della ricerca evidenzia uno stato di fatto in cui gli oneri contributivi a carico dell'azienda incidono sul costo totale del lavoro per un 24/30% ed a carico del lavoratore per un 6/8%.
L'analisi delle possibili contrazioni ha simulato gli scenari conseguenti a una riduzione del 5% e del 10% del costo orario della manodopera.
Le simulazioni, che hanno considerato le diverse tipologie aziendali, le principali specie frutticole hanno portato, nell'ipotesi di una riduzione del 5%, ad un abbassamento del costo per kg di prodotto di 0,9/2,4 centesimi di euro.
Considerando un magazzino che lavora un milione di quintali di frutta, 1 centesimo in meno al kg, corrisponde ad un milione di euro in meno nei costi di produzione.Il problema è quello di individuare dove andare a ridurre e lo studio avanza alcune ipotesi, in particolare quella della riduzione dei contributi Inail.
Il Cavalier Paolo Bruni, Presidente di CSO, sottolinea il fatto che per risolvere la crisi strutturale che si è abbattuta sulla frutticoltura italiana negli ultimi anni la leva della diminuzione del costo del lavoro è una leva importante ma ad effetto limitato se non accompagnata dal controllo di altri aspetti più volte evidenziati sui tavoli di discussione quest'anno: dalla programmazione della produzione sia nazionale che europea, ad una valorizzazione dell'offerta attuata in forme organizzate e strutturate, ad una maggiore concentrazione delle strutture produttive.
Maurizio Gardini (Conserve Italia) con un intervento fatto a nome delle Centrali Cooperative e delle Organizzazioni professionali Agricole dell'Emilia Romagna, rimarca l'esigenza imprescindibile di giungere ad una compressione dei costi di produzione affermando che la riduzione ipotizzata del 5% è troppo limitata , meglio l'ipotesi del 10%.
"Occorre - continua Gardini - che l'agroalimentare pretenda qualcosa di più dalle istituzioni rispetto agli altri settori, a sostegno, non solo del comparto produttivo in quanto tale, ma della sicurezza alimentare e ambientale che la sua efficienza comporta".
Gli interventi di Cisl e Flai CGL mettono in evidenza la necessità trovare una soluzione metodologica per avere un equo riparto nella filiera del prezzo finale dell'ortofrutta.
L'Assessore Rabboni conclude avanzando l'ipotesi di un percorso di coesione e condivisione tra le parti per giungere a soluzioni innovative e ridare competitività al settore riportando l'agroalimentare al centro delle politiche di sviluppo dell'Emilia Romagna.

Il comunicato, i dati e le immagini di questa
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