Nel
2005, secondo i dati elaborati da CSO, si stimano in Italia circa 3.450 ettari
coltivati a fragola, di cui il 20% in pieno campo e il rimanente 80% in coltura
protetta. Rispetto allo scorso anno si registra una flessione delle superfici
pari a 5 punti percentuali.
Il calo più significativo degli investimenti riguarda la Basilicata con
-16%, il Piemonte con -14% e la Sicilia con -15%.
Per l'Emilia Romagna, la Campania e il Veneto sono previste invece solo lievi
flessioni.
Più nel dettaglio, in Emilia Romagna, dopo diversi anni caratterizzati
da pesanti riduzioni delle superfici coltivate, nel 2005 la riduzione si ferma
al - 3% rispetto al 2004. In Veneto non si sono registrati particolari mutamenti
rispetto al 2004 con una superficie di 560 ettari, sostanzialmente simile a
quella dello scorso anno (-1%). Anche in Campania si prevedono investimenti
per circa 780 ettari con una flessione rispetto al 2004 di appena il - 2%.
L'unica regione in contro tendenza è la Calabria, dove sono stimati oltre
170 ettari per il 2005, il 17% in più rispetto allo scorso anno.
La fragolicoltura italiana conferma i bacini di produzione di sempre con l'offerta
precoce proveniente dal Sud composta dalla Campania che concentra il 20% del
totale nazionale, la Basilicata con il 15% del totale e la Sicilia (con l'8%
del totale). Al nord il Veneto conferma il primato produttivo con il 16% del
totale nazionale. L'Emilia Romagna raggiunge oggi il 10% del totale, il Piemonte
e il Trentino Alto Adige sono caratterizzate sostanzialmente da produzioni medio
tardive da metà aprile a fine luglio.
Le varietà maggiormente coltivate al Sud sono l'ormai tradizionale Camarosa,
che si trova al 70% in Campania, a oltre l'85% in Calabria ed ha superato di
gran lunga il 10% in Basilicata.
Sempre nelle regioni meridionali si rileva una buona diffusione anche della
varietà Candonga, su quote dal 6 al 9% in Campania e Calabria e su oltre
il 20% in Basilicata.
Discreto interesse anche per le varietà Najad, con quote nelle principali
regioni meridionali che variano dal 7 al 12% e Ventana, dal 4 all'8%.
La varietà Tethis trova una buona rappresentatività in Basilicata
dove supera il 10%, mentre in questa area scende la varietà Pajaro (16%).
Nelle regioni più meridionali del paese è in forte espansione
l'utilizzo di piante fresche che si avvantaggiano di un calendario di raccolta
molto più ampio e sono meno suscettibili agli sbalzi del mercato permettendo
una migliore organizzazione della manodopera durante le operazioni di raccolta.
La situazione varietale del Nord Italia è molto più variegata.
In Emilia Romagna quest'anno c'è stato un buon interesse verso la varietà
Alba, salita al 30% del totale degli impianti.
Continuano a destare comunque un certo successo negli impianti anche le varietà
Onda e Maya, seppure in flessione rispetto allo scorso anno.
Tra le varietà emergenti vengono annoverate Clery, al 5-6% e Queen Elisa
al 2%.
Nel Veneto la varietà Darselect fa ancora da padrona, al 20% circa del
totale ma con una tendenza alla diminuzione. Anche in questa area si registra
l'incremento degli impianti di varietà Alba, salita su oltre il 10% del
totale.
Le altre principali cultivar coltivate in questa regione sono Roxana, Patty,
Tethis e anche in questo caso tra le emergenti c'è Clery con un 4% circa
del totale.
Sul piano mercantile va detto che la fragola negli ultimi anni ha registrato
un progressivo aumento degli acquisti in Italia saliti: dal 2000 al 2004 del
21% passando da circa 61.000 tonnellate a oltre 73.000 tonnellate.
La fragola rappresenta uno dei pochi prodotti ortofrutticoli in cui si registra
questa tendenza alla crescita degli acquisti.
Sul fronte dell'export il 2004 ha segnato un arretramento italiano con 17.000
tonnellate di fragole esportate.
Nel giro di pochi anni le nostre esportazioni si sono più che dimezzate.
La Germania si conferma come principale paese di destinazione con una diminuzione,
però, delle quote di assorbimento passate dal 60% di fine anni 90 al
44% della scorsa campagna. In crescita le quote di esportazione destinate alla
Svizzera e all'Austria (18% per entrambe) nel 2004.
"La fotografia della fragolicoltura italiana nel 2005 - conclude Valtiero
Mazzotti, direttore del CSO - mette in evidenza che esistono molte varietà
coltivate e proprio il rinnovo varietale rappresenta uno degli aspetti più
critici per il futuro della coltura. In altri termini - continua Mazzotti -
dove si ha la possibilità di individuare una varietà che per sapore
colore pezzatura e shelf life soddisfa mercato e consumatore, si ha una tenuta
della fragolicoltura e una soddisfazione economica per gli operatori. Dove non
ci sono queste condizioni la fragolicoltura italiana mostra segnali di cedimento
ormai da anni.
Un nostro recente studio - conclude Mazzotti - ha evidenziato come la coltura
sia ancora redditizia per il produttore, ma a rendere difficile il recupero
delle quote perse contribuiscono i forti investimenti richiesti (oltre 50 mila
euro/ha) e la difficoltà a reperire manodopera per le operazioni di raccolta."
Il
comunicato, i dati e le immagini di questa
news, possono essere utilizzati e pubblicati
citando la fonte: CSO - www.csoservizi.com
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