(Bologna,
15 Febbraio 2005) Lanciare un grido di allarme per la grave crisi che sta
interessando l'ortofrutticoltura, da sempre settore centrale dell'agricoltura
italiana, e analizzare le strategie più idonee per superare questa congiuntura
negativa e garantire un adeguato sviluppo al comparto: erano questi, in estrema
sintesi, i principali obbiettivi della tavola rotonda, organizzata da Apo Conerpo,
svoltasi oggi presso la sede del Conserve Italia a San Lazzaro (Bologna).
Ricordando che l'Emilia Romagna è la "culla" dell'ortofrutta
italiana e che Apo Conerpo è la più grande organizzazione di produttori
ortofrutticoli nazionale ed europea, il presidente Paolo Bruni ha fornito una
breve fotografia del settore. "Nell'Unione Europea a 15 - ha detto Bruni
- l'ortofrutta vanta una produzione lorda vendibile di 41 miliardi di euro,
pari al 16-17% dell'intera Plv agricola; l'Italia con 10 miliardi di euro concorre
alla formazione di circa il 25% di questo valore ed ha in Sicilia, Puglia, Campania
ed Emilia Romagna le regioni più importanti per la produzione di frutta
e verdura. La classifica produttiva è guidata dalle mele con un raccolto
di 2.100.000 tonnellate, pari al 29% della produzione Ue; seguono pesche e nettarine
con 1.500.000 tonnellate (pari al 54% del raccolto Ue), pere con 880.000 tonnellate
(pari al 40% della produzione Ue) e kiwi con 350.000 tonnellate (pari al 75%
del raccolto Ue). Sul fronte delle orticole la leadership spetta al pomodoro
da industria con 6.400.000 tonnellate, pari al 57% della produzione Ue".
"L'ortofrutticoltura italiana che, come testimoniano questi dati svolge
un ruolo di primo piano nel panorama europeo ed internazionale, - ha proseguito
il presidente di Apo Conerpo - sta vivendo momenti di difficoltà per
una serie di cause di diversa natura. Tra queste, la debolezza dell'agricoltura,
l'aumento delle importazioni, la diminuzione dei consumi (calati del 6% nel
2004) legata alla diminuzione del potere d'acquisto, la sproporzionata contrazione
dei prezzi di fronte ad un aumento produttivo (un incremento del 10% del raccolto
provoca una flessione delle quotazioni pari al 30%), la mancanza di trasparenza
e di norme di autoregolazione, l'eccessiva polverizzazione dell'offerta".
"Di fronte ad un simile scenario - ha ricordato Bruni - è assolutamente
indispensabile adottare modelli di sviluppo più moderni e funzionali
per restituire all'ortofrutta italiana ed europea il ruolo da protagonista che
le compete. A questo proposito, occorre innanzitutto creare un 'Fondo di solidarietà',
cofinanziato dalla Op e dalla Ue, e introdurre una maggiore flessibilità
nei ritiri dal mercato, attualmente limitati al 10%, per poter garantire il
reddito dei produttori anche in caso di gravi crisi di mercato. Occorre poi
costituire un 'Osservatorio europeo di monitoraggio' in grado di prevenire i
fenomeni di sovrapproduzione anche attraverso la realizzazione di un catasto
ortofrutticolo in tutti i 25 paesi dell'Unione Europea".
"È anche necessario - ha sottolineato Bruni - costruire un rapporto
di fiducia con il consumatore basato sulla trasparenza dei prezzi e sulla garanzia
di un prodotto di qualità, naturale, garantito e tracciato. Parallelamente,
occorre aumentare le nostre esportazioni, che attualmente interessano il 35%
della produzione ortofrutticola per un valore di circa 2,5 miliardi di euro,
ed individuare nuovi mercati di sbocco, quali Messico, Giappone, Corea e Cina,
per garantire un sempre miglior collocamento dei prodotti anche nelle annate
più difficili".
Per lo sviluppo del sistema ortofrutticolo è poi necessario fare sistema
a livello nazionale: un obiettivo che potrà essere realizzato anche grazie
all'Organismo Interprofessionale, finalmente riconosciuto dopo anni di attesa,
a patto che i diversi attori riescano ad operare in piena sintonia secondo una
regia unica. L'Interprofessione può, infatti, svolgere un ruolo importante
nel monitoraggio dei passaggi di filiera, nella realizzazione di efficaci controlli
qualitativi, sanitari e di origine e può creare le condizioni per una
corretta applicazione delle regole di commercializzazione e ritiro dei prodotti
ortofrutticoli. Accanto all'Interprofessione è inoltre necessario definire
entro breve un adeguato Piano ortofrutticolo nazionale che consenta di programmare
le produzioni, garantire una giusta distribuzione del reddito e rilanciare i
consumi.
Parallelamente è indispensabile affermare il vero made in Italy di qualità
tenendo conto di un sondaggio realizzato dall'Istituto Piepoli secondo il quale
il 55% degli Svedesi, il 49% degli Americani, il 22% dei Russi ed il 21% dei
Cinesi associa l'Italia ai prodotti alimentari.
"Infine - ha ricordato ancora Bruni - appare assolutamente improcrastinabile
favorire la concentrazione dell'offerta con aggregazioni reali in quanto attualmente
le Organizzazioni dei produttori (Op) controllano soltanto il 40% della produzione
europea di frutta e verdura a fronte di un obbiettivo fissato al 60% dalla Ue
al momento dell'emanazione del Regolamento 2200/96 relativo all'Organizzazione
comune di mercato (Ocm) dell'ortofrutta fresca. Parallelamente, occorre aumentare
dal 4,1 al 6% l'aiuto destinato dalla Ue alle Op ed alle Aop (associazioni di
organizzazioni di produttori) e dal 50 al 60% l'aiuto per le Aop transnazionali
che gestiscono interamente o parzialmente i programmi operativi delle singole
Op aderenti".
"In merito all'idea di costituire una Aop regionale ipotizzata negli ultimi
mesi - ha concluso il presidente di Apo Conerpo - riteniamo che questa possa
essere utile se realizza una vera concentrazione commerciale e se aggrega i
soggetti che vogliono condividere uno stesso progetto di rilancio dell'ortofrutta
fresca.
Per mantenere una adeguata capacità competitiva, poi, è indispensabile
puntare sull'innovazione a tutti i livelli: produzione, commercializzazione,
servizi e ricerca.
In un mondo in rapida evoluzione, dove anche il mercato dell'ortofrutta mostra
una rapida e profonda evoluzione, le norme fissate dall'Organizzazione comune
di mercato, seppur con i necessari ammodernamenti e semplificazioni, vanno rilanciate
per favorire lo sviluppo del settore così da garantire un futuro ai nostri
produttori ed all'economia del settore".
Dopo Bruni ha preso la parola l'assessore regionale all'Agricoltura dell'Emilia
Romagna, Guido Tampieri, il quale ha ricordato come "di fronte alle attuali
difficoltà del settore ortofrutticolo, che interessano i diversi prodotti
e quindi hanno una dimensione nazionale, occorre prima di tutto realizzare un
adeguato governo dell'offerta. È poi indispensabile che le organizzazioni
di produttori possano funzionare in modo efficace, assumendo precisi impegni
sul mercato".
"È inoltre necessario - ha concluso Tampieri - che l'Interprofessione,
aapena riconosciuta, si attivi concretamente per risolvere alcuni problemi che
affliggono il settore. Infine, bisogna realizzare un Piano Ortofrutticolo Nazionale,
che punti, tra l'altro, sulla promozione dei consumi di ortofrutta".
I lavori sono stati conclusi dal ministro per le Politiche Agricole, Giovanni
Alemanno, che ha ricordato come questa difficilecongiuntura si possa superare
non con un singolo intervento, ma soltanto attraverso una serie di azioni sinergiche
svolte dai diversi soggetti della filiera.
"Tra queste - ha proseguito Alemanno - è indispensabile la regolamentazione
del mercato. Un obiettivo che si pone il Decreto legislativo attualmente allo
studio del Ministero con il quale si punta, tra l'altro, ad aumentare il volume
e la forza dell'agricoltura organizzata".
"Parallelamente - ha sottolineato Alemanno - stiamo predisponendo un Piano
Ortofrutticolo Nazionale che punta anche alla promozione ed alla comunicazione
per risollevare le sorti del settore ortofrutticolo".
"Al di fuori dei confini nazionali - ha concluso il Ministro - l'Unione
Europea deve essere sempre più flessibile e attenta di fronte al rischio
della scomparsa o del ridimensionamento dell'agricoltura europea, indirizzando
una parte delle risorse previste dalla Politica Agricola Comune (Pac) anche
alle crisi di mercato".
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