Il kiwi italiano a FruitLogistica
07-02-2005 - A fine raccolta del kiwi in Italia molti erano gli interrogativi che gravavano sul possibile esito della campagna di commercializzazione. Quest’anno ci siamo infatti trovati di fronte ad un record produttivo, che superava le 400.000 tonnellate di produzione commercializzabile. (cat.News flash)


A fine raccolta del kiwi in Italia molti erano gli interrogativi che gravavano sul possibile esito della campagna di commercializzazione. Quest'anno ci siamo infatti trovati di fronte ad un record produttivo, che superava le 400.000 tonnellate di produzione commercializzabile.
Questo livello dell'offerta preoccupava anche per il fatto che in inizio campagna era ancora presente prodotto neozelandese un po' in tutti i mercati, a causa dell'elevata offerta di quel paese e di uno smaltimento a tratti lento.
Se poi si tiene conto della buona produzione di kiwi greco che, dopo due anni di forte deficit produttivo, quest'anno ha superato le 70.000 tonnellate, si può ben intendere come le prospettive fossero inizialmente tutt'altro che rosee.
Fino a fine novembre infatti le vendite di prodotto sono state frenate principalmente da questi fattori. Per vendere le quotazioni risultavano eccessivamente contenute, e molti operatori italiani, per favorire maggiori realizzi, hanno preferito contenere i volumi in uscita, in attesa di un mercato libero dalle produzioni di altri paesi che fino a quel momento esercitavano una fortissima concorrenza.
A fine gennaio si può affermare che la situazione è molto migliorata rispetto alle attese iniziali, almeno sul piano quantitativo.
La richiesta di prodotto è parsa infatti in ripresa fin dagli inizi del 2005, così come testimoniato dal dato delle giacenze al 31 gennaio 2005.
Già nel mese di dicembre si era segnalata un'accelerazione delle vendite rispetto allo scorso anno, con volumi in uscita pari a oltre 47.000 tonnellate contro le circa 39.000 tonnellate dello stesso periodo. L'andamento positivo delle vendite si è reso ancor più evidente nel mese di gennaio con oltre 70.000 tonnellate vendute, contro le 52.000 dell'anno precedente e col calo degli stock greci a livello di circa 17.000 tonnellate.
A livello nazionale si fa pertanto più sottile il divario quantitativo che separa l'offerta 2004/05 rispetto a quella del 2003/04: si è passati infatti da 87.000 tonnellate di differenza ad inizio campagna a circa 60.000 tonnellate a fine gennaio.
Sulla base dei dati provenienti dagli uffici dell'ICE dislocati sul territorio nazionale, fino a questo momento in aumento sono anche le esportazioni di prodotto verso i paesi d'oltremare. Nonostante lo sfavorevole cambio col dollaro l'exoprt è infatti salito di almeno del 25% rispetto allo stesso periodo della scorsa campagna.
Il 41% di queste esportazioni è stato diretto nel Nord America, 22% in USA e 19% in Canada; l'Australia e la Nuova Zelanda hanno assorbito il 14%, mentre il 15% è stato avviato in Estremo Oriente e il 9% in Brasile.
La richiesta estera di prodotto al momento è concentrata soprattutto sui calibri più piccoli e su quelli più elevati, per i quali vi è un aumento delle quotazioni. Il miglior rapporto qualità prezzo è rappresentato dai calibri centrali, dal 30 al 27, dove si concentra la massa più significativa del prodotto.
Anche sul fronte dei consumi interni la situazione si presenta abbastanza positiva.
In un contesto infatti di calo generalizzato degli acquisti al dettaglio di frutta, il kiwi da diverso tempo è fra i pochi prodotti in controtendenza. In base alle rilevazioni campionarie effettuate da IHA Italia, nel passaggio dal 2000 al 2003 gli acquisti di kiwi sono saliti del 18%, contro un calo del 7% che ha caratterizzato la frutta nel complesso e fino al mese di novembre del 2004 il consumo domestico di kiwi è ulteriormente cresciuto di altri 7 punti percentuali, contro una contrazione del 3% della frutta in genere.
Riflessi positivi sul consumo potranno trarsi dalla sempre più attenta proposta di frutti al giusto grado di maturazione e anche dalla politica di prezzo al dettaglio in atto in queste settimane. Il kiwi è infatti offerto ad un prezzo abbastanza contenuto, e bilanciato rispetto ai prodotti concorrenti del periodo. In base alle rilevazioni effettuate dal CSO presso alcuni punti vendita della GDO italiana nelle città di Milano, Roma, Firenze e Bologna fin dalla fine dell'anno si sono riscontrati sostanziali diminuzioni dei prezzi al consumo del kiwi. Nell'ultima settimana di rilevazione, quella che va dal 31 gennaio al 6 febbraio, il kiwi è stato offerto sui banchi vendita ad un prezzo variabile tra un prezzo minimo di 0.65 euro/kg ed uno massimo di 1.68 euro/kg, in funzione della presenza o meno di promozioni, della tipologia di confezionamento e della qualità del prodotto e comunque ad un prezzo medio di 1.15 euro al kg, di poco superiore solo a quello delle arance, ma inferiore a quello di mele, 1.48 euro/kg, pere 1.58 euro/kg, clementine 1.53 euro/kg e banane, 1.53 euro/kg.
Secondo le analisi compiute dal comitato Kiwi del CSO se tutto il resto d'Europa adottasse la vendita del prodotto a peso i consumi potrebbero ulteriormente incrementarsi. In molte catene infatti persiste ancora la vendita a frutto che rende meno trasparente il mercato e non incentiva acquisti in quantità.
L'Italia ha da tempo abbandonato questa modalità di vendita e non a caso è il paese col più alto consumo pro-capite.
Arrivati a questo punto della campagna gli operatori sentono una minore pressione dei volumi in offerta e una migliore valutazione del prodotto sarebbe giustificata in relazione alla buona qualità e all'ottimo stato di conservazione.

Non si mancherà di parlarne a Fruit Logistica dove i più importanti operatori italiani danno appuntamento a tutti a Piazza Italia.

Il comunicato, i dati e le immagini di questa
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citando la fonte: CSO - www.csoservizi.com

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